17 Dicembre 2009

La fuga

Fu una serata settembrina come questa: piovosa, nebbiosa, uggiosa e quasi tenebrosa a farmi prendere quella decisione.
Precisamente 363 giorni, 12 ore, 15 minuti e 34 secondi fa. Ero lì...seduta sul mio sofà, imbronciata e ammucchiata come uno straccio sporco nell'angolino. Unta e bisunta, con le mani nei capelli, grandi pantaloni di una tuta di mio padre e una maglietta con la scritta "peace and love" stampata in rosso proprio sul cuore.
Aggomitolata su me stessa, ragionando, come mio solito sulle questioni esistenziali più inutili del pianeta :("metto i calzini bianchi o i calzini neri?") maturando e partorendo massime da tramandare ai posteri (non credere al detto "in vino veritas"), parlando della società politica corrotta col batuffolo di polvere charlie che rotolava avanti e indietro sul pavimento di parquè spinto dal vento tormentoso che entrava insistente dalle fessure della persiana. Proprio in quel preciso momento mi accorsi che dovevo prendere una decisione.
Ma questa volta non si trattava di mutandine in tinta con il reggiseno, calzini e maglietta. Non si trattava dei capelli ricci o lisci, dell'acqua naturale o gassata o pesce o carne...no.
Era qualcosa di profondamente instaurato nell'abisso nel mio essere. Si era nascosto bene fino a quel fatidico momento e chissà come, e chissà perchè 363 giorni, 12 ore, 15 minuti e 34 secondi fa appresi e decisi.
Capii che era il momento di viaggiare...di andare lontano, non importava dove, ma dovevo scappare da quella notte settembrina, piovosa, dal divano unto e imbronciato, dovevo fuggire dalla ragazza pensierosa e inutile che continuava a parlare con il batuffolo di polvere.
Dovevo abbandonare il campo. Ritirarmi nelle mie stanze, preparare i bagagli e dividermi da lei.
Non mi serviva, non ne traevo profitto, non ci guadagnavo nulla se continuavo a stare seduta lì a ragionare sui come e sui perchè, sui se e sui ma.
Presi il cappotto,diedi un'ultimo sguardo al lei e uscii.
Camminai per ogni dove, allontanandomi il più possibile da quello che non volevo essere ma senza avvicinarmi a quello che volevo essere.
Iniziai a correre ma mi accorsi che mi dirigevo nella parte sbagliata.
Feci un girotondo di me stessa.
Passò qualche tempo, poi decisi di fermarmi. E da qui forse inizia la mia storia. Mi fermai.
Si ferma in un punto guardando la strada percorsa.
Poi, presa da un'irresistibile voglia di ricongiunzione con me stessa, decisi di ritornare...ma lentamente.
Sono ancora sulla strada del ritorno, e mi chiedo...chissà se lei sarà ancora lì, su quel sofà, con quei pantaloni e quella maglietta ad aspettarmi, o chissà se si è minimamente accorta della mia assenza.

 
14 Aprile 2009

My fucking mind...nothing special

Scrivo, per svutoare il mio corpo dalla merda che mi si acculuma pranzo dopo pranzo, cena dopo cena. Scrivo sperando di scrivere qualcosa di interessante per qualcuno, per trovare il consenso di almeno uno di quelli che mi leggono, come per non sentirmi sola nei miei pensieri.
Ma poi mi rileggo e non vedo altro che un ammasso di carcasse appoggiate l'una all'altra per dare colore ad una pagina bianca. Parole rosse, gialle e verdi...a volte un pizzico di blu (il colore che mi ricorda il cielo) per creare l'arlecchino della mia mente.
Eppure non ho massime da "tramandare" a discepoli che leggono le mie pagine con regolarità. Non ho pezzi di vita vissuta intensamente o esposizioni della mia carne da poggiare su un piedistallo di vetro.

Sono maleducata con la mia vita, ma cerco di non esserlo con quella degli altri, così busso prima di entrare o aspetto fuori dalla porta, sul pianerottolo come se stessi elemosimando un pò di attenzione dal padrone.
Non cito poesie, non cito poeti caduti nell'oblio della fine ma rimasti perpetui.
Non ho una mente geniale perchè non mi interesso a nulla di geniale ma solo alla quotidianeità dell'essere umano.
Pecco di plurale maiestatis qualche volta ma non pretendo che in quello che scrivo si riconoscano tutti.
Il coro è stonato, non possiamo cantare tutti la stessa fottutissima canzone per dio!
Eppure inciampio spesso nelle banalità di frasi buttate lì da scrittori e showmen che vestono i panni di tutti noi. Si addossano la responsabilità di dare voce ai nostri pensieri parlando con un unica voce.
E a volte, mi ritrovo a muovere la bocca come se stessi rispondendo a una messa predicata da qualcuno senza tonaca.
Una pecora immersa nel gregge del "signore". Lo stesso per tutti, ma non è stato mandato da nessun dio.

Cerco il tono strano in ogni sguardo: iil più silenzioso, il più pensieroso, il più chiacchierone...e mi immergo con tutto il corpo nella ricerca dell'amore che sarà per me. Il mio pezzo di felicità.
Ammiro, come se fossero dei piccoli dei, chiunque sia inn grado di stupirmi ogni volta, anche se in fondo non sa di farlo.
La grande macchina mortale di facebook (come un giorno me l'hanno descritta) permette di entrare nelle case di tutti i tuoi amici senza bisogno di suonare il campanello ogni qual volta tu desideri fargli visita.
E così mi ritrovo spesso a bocca aperta, a leggere notizie sui miei piccoli dei. Mi stupiscono e io in silenzio coninuo la mia adorazione.
Vita quotidiana che senza troppi aggettivi grossonali e nel contempo graziosi, getto come cemento armato sui fogli elettronici. Rimarranno per sempre stampate qua, fino a quando la mano mia non premerà la morte del pensiero.

 
05 Dicembre 2008

L'arte del fare i caffè

Fare i caffè può sembrare una stupidata, un gioco da ragazzi. Rubare un lecca lecca a un bambino. Ecco, si, proprio questo. Fare i caffè come rubare un lecca lecca a un bambino. Mentre invece...
Esiste una cultura per fare in caffè. Si perchè dietro ogni caffè c'è una storia, un aroma diverso, un profumo e un gesto nel porre il caffè sul piattino che insomma...non è semplice ecco.
Innanzi tutto bisogna valutare bene la quantità di caffè che viene messo dentro al macinino per macinare il caffè. E si, la macinatura è veramente importante. Insomma è dalla nascita che viene data l'impronta fondamentale al caffè. Una buona macinatura e una buona dose faranno del caffè il caffè più felice del mondo.
Bisogna poi  pigiarlo con forza e violenza. Ma non troppo, il caffè potrebbe offendere e non uscire bene. Una mano delicata e forte allo stesso modo faranno in modo che il caffè ami e dia tutto se stesso nella buona riuscita del caffè stesso.
Nel momento che  viene stretto il manico alla macchina pigiare subito il bottone per fare scendere l'acqua lentamente.
L'acqua farà l'amore con il caffè stesso, si mischieranno e parleranno a lungo prima di prendere la decisione ufficiale. Fare un piccolo e buono caffè.
La mano che poi metterà il caffè sul piattino è fondamentale. Non troppa fretta e non troppa calma. Insomma un' ARTE. Non Brustoline.
E poi? E poi? E poi? that's no my name. il caffè è servito.
Solo menti contorte, con voglia di vivere mischiata a quella di morire il minuto dopo riusciranno a trasmettere tutto il loro amore nel proprio caffè. Un'insoddisfazione generale. Un'instabilità mentale e fisica daranno al caffè un sapore unico al mondo.
e' un arte...si proprio un Arte. Non siamo tutti artisti in questo mondo. 

 
30 Novembre 2008

The return

E arriva il tempo in cui ci si ritrova in un bar, un drink in mano e la sigaretta nell'altra. Musica alta esce dalle casse dello stereo e le voci che si scavalcano l'una con l'altra come in un match tendono a creare un'atmosfera così famigliare. Respiri casa.
Ed è poi buffo come tutto diventi cosi straordinariamente perfetto solo per una parola detta in più o in meno, una mimica facciale che lascia sbalorditi o semplicemente una mano che si tende alla tua.
Occhi che guardano e scrutano dentro le pupille di ogni essere in grado di intendere e di volere in questo luogo di culto dell'alcool. Un cappello renderà la serata più interessante.
Sottolineo come la gioia delle persone nel rivedere l'amico andato, si esprima con così grande euforia in una notte tempestosa novembrina. Un'attesa e un ritardo che colmeranno i mesi lasciati vuoti fatti solo di parole scritte su muno schermo freddo, nero e straniero. Le parole diventano dolce melodia, i fiati di scambiano battute di cortesia mentre la mano continua a girare il ghiaccio nel suo cocktail.
E' proprio vero che una serata destinata allo sfascio può sorprenderti con colpi di scena da film americani. Non tutte le pellicole hanno l'happy ending e nemmeno questa piccola e innoqua osservazione avrà modo di averla visto che un areo si preoccuperà di riportare forza lavoro dove è stata tolta.
Il piacere dei piccoli gesti. Una famiglia riunita attorno al tavolo imbandito di leccornie chiacchiera ingenuamente senza preoccuparsi dell'assenza fisica di chi ora non c'è più. Una sedia vuota, una mancanza che continua a presentarsi con insistenza ogni volta che si varca la soglia di casa.
"C'eravamo proprio tutti...mancava solo lui".
Ma pensieri tristi si rallegrano alla goia dei castelli che si costruiscono sulle verdi vallate dei pensieri femminili. Progetti di vita non definiti, offerte di partenza e ricerca di amore.
Una donna, sola, viaggerà. Ma tornerà.

 
13 Novembre 2008

Parlando con te

Sola. Di fronte ad uno schermo a guardare nel vuoto. C e qualcuno dall apltra parte del filo che mi sente? C e qualcuno per me? Ce forse qualcuno che mi sta cercando?
Me lo chiedo ogni fottuttissimo giorno appena apro gli occhi. Corro curiosa nella cassetta delle lettere e accendo il cellulare.  A volte mando i messaggi con domande ad amici e poi spengo il cellulare cosi quando lo riaccendero ci sara qualcuno che mi avra risposto. A volte pero non funziona.
Ho bisogno di una scossa ogni tanto. Una scarica adrenalitica. Come un orgasmo che coinvolge tutto l intero sistema nervoso e per una manciata di secondo il sistema mente-corpo si ricongiunge. Per una manciata di senconi la tua mente smette di pensare concentrata nell ondata di piacere. La schiena ricurva verso l alto come per poter accogliere con tutto il mio essere quel brivido che mi fa sentire viva.
Ecoo forse di cosa ho bisogno. Di un orgasmo che mi faccia sentire viva. Di respirare aria nuova che non sia la mia, di mescolare il mio sangue con quello di qualcun altro come se stessimo seguendo qualche rito pagano.
Un sogno proibito un po infernale ma tanto eccitante. Un gioco per due o per piu persone perche no~? Trascinati dalla dolce musica dell alcool che scorre felice nelle vene.
Due corpi che si muovono con lo stesso ritmo come se conoscessero da una vita. Come se fossero nati per incastrarsi alla perfezione come in quel preciso momento.
Mi sento stanca. Mi siedo dall altra sponda del ponte e provo il brivido di affacciarmi un po in avanti quasi a volermi buttare nelle acque del Liffey. Il vento gelido e la paura di cadere veramente mi aiutano a non pensare per qualche secondo. Un orgasmo mentale lo chiamerei che non ha nulla a che fare con quello corporeo.
Siamo solo temporanei in questo mondo...e chissa che cosa ci aspettera poi? Il nulla? la fine? Il paradiso terrestre? I miei occhi troppo spesso si sarebbero voluti chiudere per sempre, ma c e sempre stato qualcuno o qualcosa che non ha permesso al mio corpo di togliersi l ultimo respiro.
La morte? La vita?
Le persone vanno e vengono. Oggi un bye bye party, domani un welcome party. Come burattini su una giostra che ruota troppo velocemente ci muoviamo su questa palla sferica schiacciata ai poli. Mi viene il vomito.
Parole...frivole...leggere e poi pensieri su pensieri.
L uomo si distingue dall animale perche capace di pensare o perche possiede il pollice?
Quando andiamo a dormire puoi spegnere anche il mio cervello oltre che alla luce? Mi sta facendo male.
Vivi. Si. Vivi e lascia vivere...allora anche muori e lascia morire. Con te se n e andata una parte di me...e lasciala venire con te per favore.
Fuggo dalla realta che mi circonda con storie stupide raccontatami da bambina. Una donna disincatata che si affaccia al mondo ma con le speranze di una bambola di porcellana.
Dura come l acciaio. Non verso lacrime, taglio le mie vene ma non ne esce sangue.
Voglio spegnermi ogni tanto.
E vorrei potermi spegnere con te. Vorrei poterti dire quanto mi manchi, chiamare casa e chiedere di te.
Sono tornata e non ti ho voluto vedere...spero tu mi veda invece.
Spegnimi per favore, almeno per questa notte.

 
11 Novembre 2008

Il te'

Dall' altra parte del bancone lui, con il suo te', con il suo giaccone rosso e un girasole all'occhiello della giacca. Leggermente ricurvo in avanti versa con minuzia 5 bustine di brown sugar nel suo te'. Ci aggiunge il latte "full fat milk" e inizia a sorseggiare il suo te' son lo sguardo fisso verso il vetro che da sulla strada.
Gli occhiali spessi quasi come fondi di bottiglia e denti rotti in una cornice di pochi capelli e barba grigio-bianca. Un quadro perfetto che si muove lentamente e con fatica infreddolito e bagnato. Una sbirciatina al giornale...chissa poi cosa leggera.
Una ad una le bustine di zucchero vengono posate sul tavolo, una accanto all'altra con il pezzo strappato in corrispondenza della bustina. Una precisione curata e studiata. Le sue mani ruvide dalle lunghe unghia sfogliano le pagine del giornale...tutto con lentezza quasi comeil nastro di un film al rallentatore. Gli occhiali spostati a mezzo naso,come per vedere meglio. Mi incanto a guardarlo.
A meta teiera il vecchio si riavvicina chiedendomi altra acqua calda, lo fara una terza volta poi...per allungare il calore che gli scorre nelle vene.
Riporta tazza, teiera e latte al bancone primadi girarsi e prendere l'uscita.
Lo attendo ogni sera prima della chiusura verso le 21.30. Lo vedo entrare con il suo amico che parla un inglese troppo veloce e "sbiascicato" per poterlo capire. Si siedono distribuendo tutti i giornali tu ogni sgabello libero del locale. L'altro inizia a parlanre urlando mentre lui...lui con calma si riavvicina e con educazione mi chiede un te.
Una delle tante sere ho scoperto che si chiama Frank, il suo amico lo chiamava dicendo "I know where are you going, please come here"
Chissa dove dorme il mio Frank. Chissa' chi era Frank. Chissa' cosa fa durante la giornata Frank.
Nel frattempo io lo attendo ogni giorno...con un sorriso e un te' caldo.

 
23 Ottobre 2008

I cento Passi


Un film di Marco Tullio Giordana. Con Tony Speradeo, Luigi Maria Burruano, Lucia Sardo, Luigi Lo Cascio, Paolo Briguglia, Andrea Tidona, Fabio Camili, Mimmo Mignemi, Aurora Quattrocchi, Ninni Bruschetta, Roberto Zibetti, Paola Pace, Francesco Giuffrida. Genere Drammatico, colore 114 minuti. - Produzione Italia 2000.

Mentre sono sul mio divano dublinese senza far niente, sfoglio la magra cinematografia che mi ritrovo sul mio adorato portatile.

I cento Passi.

La canzone dei Modena City Ramblers dedicata al film dice:

“Era la notte buia dello stato Italiano,

quella del 9 Maggio 78,

la notte di via Caetani

e il corpo di Aldo Moro,

l’alba dei funerali di uno stato”

Ebbene si, la storia ci insegna che lo stesso giorno, a Cinisi, in provincia di Palermo venne ucciso Peppino Impastato.

Siamo alla fine degli anni sessanta, a Cinisi una piccola cittadina in provincia di Palermo.

Peppino Impastato, cresce in una famiglia molto vicina a Gaetano Badalamenti (Don Tano), il boss del clan mafioso di Cinisi.

Dopo l’uccisione dello zio, Peppino si avvicina al PCI grazie al pittore Stefano Venuti.

Spenderà poi il suo tempo nella lotta contro la mafia concentrando le sue energie sull’informazione e sulla denuncia di crimini messi in atto dai mafiosi di Cinisi.

“se mi possono bloccare mentre parlo sotto le finestre del sindaco, se possono sequestrare le mie carte, l'aria non ce la possono sequestrare.”

Nasce radio out, una radio libera in cui Peppino e i suoi compagni trovano il modo di informare il paese di Cinisi denunciando apertamente i mafiosi siciliani.

Il film ruota intorno alla costruzione dell’aeroporto di Punta Raisi.

Nelle prime scene vediamo il comizio tenuto dal pittore del PCI di Cinisi che ne denuncia la costruzione accusando la banda mafiosa di “mangiarci sopra”. Aerei che decollano e atterrano, o solo il rumore del motore dell’aereo sarà da sottofondo a molte sequenze del film.

E’ la storia vera di chi ha scelto di “urlare che la mafia è una montagna di merda”, la storia di una famiglia meridionale, legata alle tradizioni:

Onora tuo padre”  e all’onore della famiglia che si ritrova con un ribelle in casa.

La macchina da presa di Marco Tullio Giordano trova posizioni ottimali per riprendere e inquadrare la scena.
Le sedie che si impongono come sbarre di una cella, fredde, tra padre e figlio, quando ormai non è rimasto più niente da dirsi.

Il rapporto madre/figlio e moglie/marito messo in discussione in più occasioni in un paese dove tutti parlano e tutti sanno. Fotografia che cambia colore a seconda del momento dalla tenerezza, tra i versi di Pasolini allo sbeffeggio con “volare” di Toto Cotugno.

Una “divina commedia” raccontata mafosamente, i nuovi movimenti “libertini” che si uniscono in una danza di nudisti sulla spiaggia, un cineforum che termina con il rock en roll e la vita di un ragazzo fatta a pezzettini sulle rotaie di un treno.

Questo è “I cento passi”, carico di emozioni e di sguardi, sorrisi e speranze. Un modo per dire di non arrendersi mai.

Voto: 8

A chi lo consiglio: A chi si vuol vedere un film non troppo impegnato. Uno di quelli tratto da una storia vera, ma questa volta che non parla d’amore.

 A chi lo sconsiglio: a chi vuol passare una serata in allegra tra birra, pop corn e rutto libero.

IMDB: http://www.imdb.com/title/tt0238891/ratings

 

 

 

 
21 Ottobre 2008

Le parole puzzano di marcio

Non avrei mai pensato di diventare miele per api.

Travolta dal continuo proliferare di parole contro di lei Alex si trovò costretta a lasciare quella casa. In fondo, dal momento in cui ci aveva messo piede aveva capito che qualcosa non sarebbe andato per il verso giusto. Aveva respirato astio nei suoi confronti. Ma per cosa?

Erano ormai 10 giorni che dormiva sul divano di Blackhall street. Si era comprata tutto il necessario per potersi nutrire in modo grasso: cioccolata, nutella, patatine, banane, smarties. Doveva in qualche modo affogare quel suo senso di vuoto. Eppure si sentiva bene. Il giorno dormiva, con la mascherina sugli occhi e i pensieri che le frullavano nel cervello come il gelato con il latte; la notte andava fuori. In quella Dublino che tutti conoscono con occhi lucidi e ubriachi.
Ad Alex piaceva viversela per intero, respirarla tutta ad un fiato.

Passeggiando sul "millennium bridge" aveva conosciuto Thomas. L'inizio della sua fine. Ma Alex non poteva saperlo.

Quante cose non faremmo con il senno di poi?

Tra un caffè "to go", e una sigaretta bruciata nell'aria gelida della notte, i due s'innamorarono. Conobbero entrambi un amore a loro sconosciuto: fatto di parole, di mani nelle mani, di sorrisi e lacrime.

I due si raccontarono l'uno all'altra come se si conoscessero da anni, un'intimità così intima Alex non l'aveva mai avuta con nessuno prima. Spaventata ed eccitata al contempo da questi incontri fugaci e intensi che iniziavano con il calare della notte e terminavano con l'arrivo dell'alba, Alex si rese conto dell'assurdità di quella relazione e decise di portarla ad un "livello successivo" regalandole il sapore di peperoncino che le mancava.

La sera successiva si presentò vestita di rosso con una pergamena nelle mani, bruciacchiata appena ai lati. Un profumo di violetta la travolgeva. Thomas, affascinato da tanto mistero accettò il gioco "proibito" non sapendo però che in una roulette russa si accellera fino alla morte.

Due vite che si mischiano al tepore di una lampada ad olio sotto il cielo stellato dublinese. Due corpi mossi dalla dolce musica suonata dallo scorrere lento del Liffey River. Un andirivieni continuio di sensazioni e emozioni interrotto dall'urlo di un ragazzino.

Uno scoppio, e poi un altro, persone che corrono, il suono di una sirena...BUIO.

Il mattino seguente Alex si risveglio tra lenzuola di un bianco candido, un'odore di medicina le procupò uno sforzo di vomito, aveva qualcosa attaccato ad un braccio. Si riprese lentamente, mise a fuoco la stanza e vide la sua amica lì, in piedi, accanto a lei.

"Che diavolo hai combinato ieri sera Alex? Ma lo sai chi era quello che ti stavi scompando sul Liffey?"


Un giornale le cadde leggero sul grembo, mentre con l'aiuto dell'amica cercava di mettersi a sedere.

"Arrestato uno dei membri della cellula IRA"

La foto di Thomas schiaffata in prima pagina, con quell'espressione da bambino, quello sguardo perso nel vuoto di chi ha vissuto per troppo tempo sulla strada.

Un altro sforzo di vomito. Si riaddormentò.

Quando tornò a casa, o almeno dove era ospite, si ritrovò le sue valigie sulla soglia. L'amica la guardò con aria chi di non sa da dove inziare una marea di scuse e cazzate.

Parole senza senso volarono dalla finestra...mentre Alex si incamminava con le sue valigie e le sue ferite ancora che pulsavano vive nella pelle verso la prima fermata del bus.

 
19 Ottobre 2008

Bye Bye Berlusconi

Ai lettori di queste pagine! Devo precisare che quello che sta a seguire è stato "censurto" in un forum di paese dove io sono la moderatrice della senzione "cinema" dagli amministratori del sito perchè ritenuto INOPPORTUNO!
Mi è stato suggerito di spostare questa recensione nella sezione di Tribuna Politica perchè si sta parlando di politica. Non d'accordo ho deciso che su quel forum questa recensione non ci sarà più e la posto qua. Sul mio spazio. Nella speranza che nessuno mi venga a censurare per una recensione!






Un film di Jan Henrik Stahlberg del 2005, con Maurizio Antonini, Lucia Chiarla, Pietro Bontempo, Tullio Sorrentino, Jan Henrik Stahlberg, Pietro Ragusa, Fabio Bezzi, Franco Leo, Jan Henrik Stahlberg. Prodotto in Germania. Durata: 89 minuti.

Perchè mi trovo nella sezione cinema con un titolo del genere? State forse pensando che abbia sbagliato sezione? Invece vi sbagliate di grosso.

Bye Bye Berlusconi è il titolo di un film girato interamente a Genova che ancora non ha visto luce in Italia, ma il resto d'Europa (a partire dalla Germania, seguendo poi Francia, Ungheria, Polonia, Austria e Svizzera) ha avuto il piacere di poterselo gustare.
In fondo il cinema non è forse un'opera d'arte? Quindi perchè negare l'esistenza di un'opera d'arte in Italia?

Dopo "Viva Zapatero" torna nelle sceneggiature la figura di Silvio Berlusconi.
Ci sono film che parlano di Aldo Moro, Di Berlinguer, di Hitler e di Mussolini (postumi) perchè non parlare di una figura di una così rilevanza storica quando questa è ancora in vita?
In fondo sta occupando pagine e pagine dei libri di storia.
E' quello che si chiedono Jan Henrik Stahlberg e la compagna Lucia Chiarla.

I mezzi a disposizione erano pochi. La realizzazione del film (in digitale 35mm) è costata meno di 100.000 dollari. Gli attori e la troupe hanno lavorato aggratis per un film che è stato presentato a festival come Berlinale, al festival di Cannes, a Los Angeles, Budapest, Valencia, Lubuskie, Melbourne, Copenaghen, Ghent, Cracovia, San Paulo.

La trama è semplice, partendo dalle informazioni sul conto del nostro presidente del consiglio, si è creato un mondo di finzione: Topolonia, governata dal sindaco Topolino (leader del partito Forza Topolonia (parodia di Forza Italia)), proprietario della rete Anguria (parodia di Mediaset), in cui soubrette con tette e culi nudi sgambettano allegramente in programmi di poco spessore, è  presidente della squadra di calcio AC Topolonia (parodia del Milan).
Un gruppo di malviventi (La Banda Cazzotti), riescono a rapire Topolino uccidendo le due guardie del corpo, (ricorda molto il rapimento di Moro), e dopo alcuni giorni decidono di processare Topolino online. Il processo tenuto in rete vede partecipe il popolo di Topolonia che con un clic giudica il proprio sindaco colpevole conferendogli 90 anni di carcere.

"Nella realtà non è facile fare un processo al nostro Presidente del Consiglio, ma nella finzione è impossibile".

Indipendentemente dalla trama e dalle peripezie che la pellicola ha e sta affrontando, trovo che sia un video originale, sia nella sceneggiatura sia nei modi della ripresa. Considerando i poveri mezzi e le peripezie che la troupe ha dovuto affrontare trovo molto buoni i livelli raggiunti.
La particolarità della pellicola è che non viene narrata solo la trama della sceneggiatura, ma è u film nel film. L'autopoiesi che si trova in Bye Bye Berlusconi è particolarmente interessante considerando l'uscita dalle linee semi-rigide che il cinema propone.
Mi spiego: oltre a parlare di Topolino e del rapimento, il film si concentra sulla realizzazione del film e sulle difficoltà che la troupe ha trovato nel girare la pellicola. Appunto: un film nel film.

Voi amanti del cinema potete trovare il film su youtube a puntate naturalmente:
http://it.youtube.com/watch?v=IRxQJJeUTAU

Questa è il trailler

Prima parte: http://it.youtube.com/watch?v=EKNOya3ZfcI
Seconda parte: http://it.youtube.com/watch?v=CoFgbSh18Ik
Terza parte: http://it.youtube.com/watch?v=RH6Vl-6I2No
Quarta parte: http://it.youtube.com/watch?v=lszilCHlmcg
Quinta parte: http://it.youtube.com/watch?v=C0d137UZ1u0
Sesta parte: http://it.youtube.com/watch?v=WZjrUDZCXeg
Settima parte: http://it.youtube.com/watch?v=qNhwTAj5L94
Ottava parte: http://it.youtube.com/watch?v=VMYM0fR-fAs
Nona parte: http://it.youtube.com/watch?v=FtpzGHLR1Zc

Mentre qua c'è il sito ufficiale in cui vengono raccontati i "motivi" per cui ancora nn è stato distribuito in Italia.
http://www.byebyeberlusconi.com/home.htm

Vorrei sottolineare che in Italia sarebbe uscito con il titolo "Buona notte Topolino"
Qua un articolo da La Repubblica : http://www.repubblica.it/2006/b/sezioni/spettacoli_e_cultura/berluberlino/berluberlino/berluberlino.html

Il Corriere della sera: http://www.corriere.it/Primo_Piano/Spettacoli/2005/12_Dicembre/07/satira_berlu.shtml

A tutti quelli che recupereranno il film, o che se lo guarderanno su youtube cosiglio di rimanere fino alla fine della nona parte, durante i titoli di coda.




C'è qualcuno che non ha senso dell'umorismo

 
14 Ottobre 2008

Bianchennero

Seduta sul davanzale di una finestra in un'anonima stanza di un anonimo Ostello di fronte al Liffey River.
Così Kate si ritrova in una grigia giornata Dublinese. Una tazza di thè bollente in mano, il fumo che appanna leggermente la finestra come i suoi pensieri che volano in Polonia. La famiglia, gli amici, i bar e le uscite del sabato sera.
Famigliare eppure straniera si presenta l'Irlanda sotto i suoi occhi. Scorre veloce con lo sguardo la via, tra pulman e taxi che fermano la loro corsa. E i curriculum Vitae sparsi per il letto, in cerca di qualcosa che forse non troverà. Ma ormai è qua. Tra l'aria alcolica che le passa tra i capelli, una sigaretta accesa che le brucierà le mani e i pensieri che l'avvolgono in un caldo plaid in pail.
Che ne sarà di quello che ho lasciato?
Una lacrima le incrina il viso pallido di chi non ha mai visto la luce del sole. Una mano tra i capelli e il pianto diventa affannoso e pesante. Sfiduciata per quella telefonata che non arriverà mai. Inconsapevole del fatto che forse dietro l'angolo l'aspetta ciò che cerca.
Una lingua sconosciuta da imparare, una cultura diversa da assorbire. E gli eventi che succedono in Polonia la travolgono come una locomotiva che corre veloce "e che sembra cosa viva".
Sempre quando sono via succedono?
Non realizza il fatto che nessuno a casa l'aspetti, che nessuno a casa senta la sua mancanza mentre lei...lei appena arrivata in paese straniero avrebbe ripreso l'aereo per tornare da chi l'ha messa al mondo.
"Non sarà un'avventura"...o forse si...intanto sotto la finestra la vita scorre insieme allo scorrere del tempo scandito dal grande orologio della Heineken. 1    2    3   I pensieri volano, le mani bollono, ma i dubbi di Kate restano.

 
02 Ottobre 2008

E quando

E quando torni...e credi che gli amici si sarebbero liberati dagli impegni organizzando una cena per rivederti...e invece non è così. Torni come un fantasma che non ha mai vissuto qua. Tutto come prima...nessuno che fa i salti mortali per stare in tua compagnia ma tutti che ti chiedono "quando sei libera ci vediamo" sapendo perfettamente che tu sei a casa senza fare niente. Sono loro in realtà gli occupati, quelli che se gli dici "andiamo a prendere un caffè" ti rispondono "oggi non ci sono, domani nemmeno forse dopo-domani".

E quando torni...e credi che in fondo sei mancata a qualcuno, invece l'unica che piange appena ti vede è tua nonna che piange anche quando il gatto torna a casa dopo 2 giorni di assenza.

E quando torni...e credi che la tua famiglia abbia piacere di vederti, di stare con te...inceve scopri che la loro vita continua. La tua presenza è indifferente ai loro occhi.

E quando torni...e vuoi stare per i fatti tuoi, non hai voglia di vedere gente, di raccontare, di sentirti dire le stesse cose e quindi non esci e stai in casa, e non parli, e rispondi male a chi ti si avvicina...ma poi capisci che forse avresti dovuto accettare le attenzioni quando queste ti venivano date.

E quando riparti...e credi che stai per impazzire a casa se non fuggi, se non scappi, e tua mamma che ti inizia a fare discorsi esistenziali, si intromette nella tua vita come una serpe che striscia sopra un prato umido. Vuoi stare da sola. Ma capisci che non ce la puoi fare da sola.

E quando riparti...e la tua partenza è indifferente come il tuo arrivo. La vita degli altri scorre senza intoppi mentre tu riprepari la valigia. Nessuna festa pre-partenza, nessuna cena, nessuna bottiglia di vino...niente...

E quando riparti perchè non ce la fai più di vivere tutto questo. Non riesci a stare rinchiusa in casa, davanti a un televisore che parla da solo, senza birra nelle tue vene, senza la possibilità di uscire e vedere gente che cammina spensierata per le vie, salutandoti con un cenno del capo...

 
26 Settembre 2008

A due passi da me

Suona la sveglia. Come tutte le mattine. Ore 8.30 del mattino. "Gionata come quella di ieri" pensò Sheela mentre passava la mano tra i capelli.
Al torpore dell'alba si strinse nelle coperte. "Ancora un minuto" disse all'altra parte del letto naturalmente vuota.
Un letto matrimoniale per una persona sola. Che senso ha? Sheela se l'era chiesto più di una volta mentre rotolava da una parte all'altra del letto cercando fresco nelle calde e sudaticcie notti estive.
Ma durante il rigido inverno. Dispersione di calore. Ma le piaceva immaginare di svegliarsi con qualcuno vicino. Forse prima o poi sarebbe successo.
A tentoni accese la luce e cercò gli occhiali per mettere a fuoco il mondo. Le tende di velluto rosse, come quelle di un palcoscenico, cadevano pesanti sulla finestra per nascondere le prime luci del mattino. Con i capelli arruffati e la noia già stampata in viso Sheela si avvicinò alla finestra e mentre scansava con poca voglia quelle che eravno state il più bell'acquisto del mese si mise a piangere.
"Buongiorno mondo" disse guardando tristemente il panorama grigio e livido che gli regalava la città.

Sotto l'acqua bollente della doccia, mentre la sua carne friggeva dal dolore tiepido del bagnoschiuma Sheela ripensò a lei. A quell'espressione così buffa quando rideva, ai suoi capelli corvino che le cadevano sulle spalle. Le sue scarpette rosse alla Dorothy. Un brivido percorse il corpo di Sheela quando ripensò a quel bacio rubato nella sala d'aspetto del tram.
Non le era mai capitato prima di baciare una donna. Non le era mai capitato prima di pensare a una donna come ci stava pensando ora.
Il piacere si mischiò al vapore della doccia bollente. Senza nemmeno accorgersene Sheela si era eccitata. Ripensava alle dolci mani di lei sul suo viso. Al calore delle sue labbra. Un amore che non era ancora venuto.

Uscì dalla doccia e si lavò il viso con acqua gelida per spazzare via quei pensieri sporchi. Si vestì veloce e senza nemmeno truccarsi uscì in strada.
Non sapeva bene dove andare. A sheela piaceva passeggiare per le vie della città per pensare, ma quel giorno lei non voleva pensare.
Iniziò la sua passeggiata frenetica tra i bar, i negozi, gli alimentari. Odore di caldarroste. Il passo si fece sempre più veloce fino a quando una voce da lontano non chiamò il suo nome.
Una creatura meravigliosa aveva pronunciato il suo nome. Minigonna scozzese con stivali al ginocchio. Un cappotto che sembrava quello delle barbie e un cappellino francese vestivano la più bella donna che Sheela avesse mai visto.
La ragazza ammiccò e le fece cenno di seguirla.
"Che fine hai fatto ieri sera?"
"Non lo so" rispose Sheela in pieno imbarazzo. Si sentì prendere per mano e trascinare via.

 
22 Settembre 2008

...mi sono innamorata di te...

Dirtelo implicherebbe imbarazzo, spiegartelo sarebbe inutile, risulterei non capita e forse pure stupida.
Perchè poi andarsi a infangare dentro a una situazione platonica certo, ma comunque un pò spiacevole.
Ci vediamo. Splendido. Mi si riempiono i polmoni del tuo profumo, del tuo viso, dei tuoi occhi. Mi mancavi. Ora farò il pieno di te. Poi...mi sveglio...è ora di partire e mi chiudo a riccio. I miei aculei tu li senti pungere sulla pelle. Freddi e...fanno male. Si incastrano dentro la carne come spade incandescenti. E' arrivato il momento del distacco.
Salutarsi non mi piace.
Salutarsi con la consapevolezza che molto probabilmente non ci vedremo per taaanto tempo mi piace ancora meno.

Eppure io sono qui...e tu sei lì...ma nel mezzo ci saranno i km e un mare di ricordi che mi faranno sentire ancora di più la tua assenza.

Tornare senza di te. Tornare e vivere senza di te. Tornare per poi rincontrarsi forse in qualche aereoporto? Non posso fare a meno di te ora. Mi capisci? Certo che no.

Ogni volta che ti devo salutare mi si stringe l'apparato digerente e cado nel varatro vuoto dei miei pensieri.

Tornare? Partire? Fuggire? Scappare lontano da te? Torna con me...

 
avanti >

Studenti.it Iscriviti alla community di Studenti.it Segnala un abuso Crea il tuo blog Foto Vip
© BanzaiMedia | Community | Tutti i video | Testi canzoni | Cinema e Film | Aiuto e supporto