17 Dicembre 2009

La fuga

Fu una serata settembrina come questa: piovosa, nebbiosa, uggiosa e quasi tenebrosa a farmi prendere quella decisione.
Precisamente 363 giorni, 12 ore, 15 minuti e 34 secondi fa. Ero lì...seduta sul mio sofà, imbronciata e ammucchiata come uno straccio sporco nell'angolino. Unta e bisunta, con le mani nei capelli, grandi pantaloni di una tuta di mio padre e una maglietta con la scritta "peace and love" stampata in rosso proprio sul cuore.
Aggomitolata su me stessa, ragionando, come mio solito sulle questioni esistenziali più inutili del pianeta :("metto i calzini bianchi o i calzini neri?") maturando e partorendo massime da tramandare ai posteri (non credere al detto "in vino veritas"), parlando della società politica corrotta col batuffolo di polvere charlie che rotolava avanti e indietro sul pavimento di parquè spinto dal vento tormentoso che entrava insistente dalle fessure della persiana. Proprio in quel preciso momento mi accorsi che dovevo prendere una decisione.
Ma questa volta non si trattava di mutandine in tinta con il reggiseno, calzini e maglietta. Non si trattava dei capelli ricci o lisci, dell'acqua naturale o gassata o pesce o carne...no.
Era qualcosa di profondamente instaurato nell'abisso nel mio essere. Si era nascosto bene fino a quel fatidico momento e chissà come, e chissà perchè 363 giorni, 12 ore, 15 minuti e 34 secondi fa appresi e decisi.
Capii che era il momento di viaggiare...di andare lontano, non importava dove, ma dovevo scappare da quella notte settembrina, piovosa, dal divano unto e imbronciato, dovevo fuggire dalla ragazza pensierosa e inutile che continuava a parlare con il batuffolo di polvere.
Dovevo abbandonare il campo. Ritirarmi nelle mie stanze, preparare i bagagli e dividermi da lei.
Non mi serviva, non ne traevo profitto, non ci guadagnavo nulla se continuavo a stare seduta lì a ragionare sui come e sui perchè, sui se e sui ma.
Presi il cappotto,diedi un'ultimo sguardo al lei e uscii.
Camminai per ogni dove, allontanandomi il più possibile da quello che non volevo essere ma senza avvicinarmi a quello che volevo essere.
Iniziai a correre ma mi accorsi che mi dirigevo nella parte sbagliata.
Feci un girotondo di me stessa.
Passò qualche tempo, poi decisi di fermarmi. E da qui forse inizia la mia storia. Mi fermai.
Si ferma in un punto guardando la strada percorsa.
Poi, presa da un'irresistibile voglia di ricongiunzione con me stessa, decisi di ritornare...ma lentamente.
Sono ancora sulla strada del ritorno, e mi chiedo...chissà se lei sarà ancora lì, su quel sofà, con quei pantaloni e quella maglietta ad aspettarmi, o chissà se si è minimamente accorta della mia assenza.

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